In occasione dei referendum dell’8 e 9 giugno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Vado a votare ma non ritiro la scheda, è una delle opzioni”. Cosa significa? E soprattutto: si può fare? La risposta è sì: questo gesto rappresenta infatti una forma di astensione attiva, in grado di impedire il raggiungimento del quorum. Ed è in linea con gli appelli a disertare i seggi lanciati da tutti i partiti della maggioranza (a eccezione di Noi moderati, schierati per il no a tutti e cinque i quesiti) e perfino alte cariche dello Stato come il presidente del Senato Ignazio La Russa, oltre al vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Cosa significa rifiutare la scheda
Durante i referendum abrogativi ogni elettore può decidere di: 1) Ritirare tutte le schede e votare su ciascun quesito; 2) Ritirare solo alcune schede, esprimendo il voto solo su determinati quesiti. 3) Rifiutare tutte le schede, dichiarando la propria astensione. Quando si rifiutano una o più schede, è possibile chiedere al presidente del seggio che tale decisione venga verbalizzata. In tal caso, non viene apposto il timbro sulla tessera elettorale, e l’elettore non viene conteggiato tra i votanti ai fini del quorum.
Effetti sul quorum
Il quorum per i referendum abrogativi è raggiunto se vota almeno il 50% + 1 degli aventi diritto. È importante notare che le schede bianche o nulle vengono comunque conteggiate nel calcolo del quorum. Invece gli elettori che rifiutano la scheda non vengono conteggiati tra i votanti. La presidente del Consiglio eserciterà dunque il diritto di voto tutelato dalla Costituzione ma con il chiaro obiettivo di far fallire la consultazione referendaria